Silenzio e rispetto, la consapevolezza della ripartenza

Debora Zanni

Nei difficili mesi che hanno segnato la prima parte dell’anno la quotidianità di ognuno di noi è stata stravolta: da un giorno all’altro ci siamo trovati estranei nei nostri stessi paesi, isolati nelle proprie case, limitati nei più semplici gesti. Da quel momento tutto è cambiato. Diverse emozioni si sono susseguite: stupore, non realizzazione, negazione, paura, tutte accompagnate da un grande silenzio. Silenzio delle attività cessate, silenzio delle piazze deserte, silenzio delle scuole chiuse, silenzio di tutti quei paesi e di quelle città che hanno smesso di vivere, ma solo temporaneamente. Perché ripartire non si può, si deve. Ognuno di noi ha l’obbligo di contribuire alla rinascita del nostro Paese, perché come il Rinascimento è stata la più importante risposta alla peste, così il futuro deve risorgere dal passato, senza però dimenticarci del sacrificio e delle vittime di questo difficile periodo, per loro solo silenzio e tanto, tanto rispetto. Per questo motivo ho deciso di presentare fotografie scattate dopo la chiusura, dal significativo cartello ” zona di rispetto, silenzio per la preghiera ” a una tappa della Via Crucis, entrambe immagini del percorso che porta al Santuario Madonna della Corona ( Veneto ); a due scatti di Bergamo, città più colpita dalla pandemia, che ho deciso di visitare qualche giorno fa, a una Roma deserta, impressionante e commovente.

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